Surriscaldamento quadro elettrico

In prossimità dei quadri elettrici principali o delle grosse macchine elettriche, quali trasformatori o generatori, la potenza di cortocircuito è elevata e, di conseguenza, è notevole l’energia associata all’arco elettrico a seguito di un guasto.

È possibile semplicemente schematizzare in 4 fasi ciò che accade nei primi istanti in cui si forma l’arco elettrico all’interno di un quadro elettrico:

elettricista Ugo

  1. fase di compressione: il volume d’aria occupato dall’arco si surriscalda a causa del continuo apporto di energia, mentre per convezione e irraggiamento viene riscaldato il restante volume d’aria contenuto nel quadro, con inizialmente valori di temperatura e pressione diversi da zona a zona;
  2. fase di espansione: fin dai primi istanti di incremento della pressione interna si determina un’apertura da cui comincia a sfogare l’aria surriscaldata. In questa fase, la pressione raggiunge il suo valore massimo e inizia il suo decremento per effetto della fuoriuscita dell’aria calda;
  3. fase di emissione: a causa del continuo apporto di energia da parte dell’arco, quasi tutta l’aria viene espulsa sotto forma di una leggera e quasi costante sovrapressione;
  4. fase termica: dopo l’espulsione dell’aria, la temperatura all’interno del quadro raggiunge quasi quella dell’arco e ha inizio quest’ultima fase che dura fino all’estinzione dell’arco, in cui tutti i metalli e gli isolanti che vengono a contatto subiscono erosione, con formazione di gas, fumi e perline di materiali fusi.

Se l’arco si formasse in aria libera alcune di queste fasi potrebbero non essere presenti o avere minore effetto; in ogni caso, sarà presente un’onda di sovrapressione e un aumento della temperatura nelle zone circostanti l’arco.
Per comprendere quanto sia pericoloso trovarsi in prossimità di un arco elettrico vale la pena di riportare alcuni dati:

  • pressione: è stato stimato che una persona posta a 60 cm di distanza dall’arco associato a un guasto di circa 20 kA sia sottoposta ad una forza di 225 kg, mentre l’improvvisa e rapida onda di pressione è in grado di causare danni permanenti al timpano;
  • temperatura che può raggiungere l’arco elettrico: intorno ai 7.000÷8.000 °C;
  • rumore: un arco elettrico può emettere fino a 160 dB (uno sparo raggiunge i 130 dB).

Effetti dell’arco elettrico sulle persone

Da quanto detto, si comprende come l’emissione di energia causata da un arco elettrico rappresenti una fonte di rischio, oltre che per le apparecchiature, anche per le persone, che possono essere soggette a:

  • ustioni;
  • lesioni legate alla proiezione di materiali;
  • danni all’udito;
  • inalazione di gas tossici.

Elettricista Firenze: Dispersione di corrente elettrica

Dispersione di corrente elettrica: come rilevare una dispersione di elettricità, rimedi e consigli.

Le dispersioni di corrente possono portare a conseguenze anche drammatiche. Per qualsiasi intervento fai da te vi consigliamo la massima prudenza. Chi non ha dimestichezza con gli impianti elettrici della rete domestica dovrebbe affidare qualsiasi lavoro di manutenzione a un elettricista esperto. In genere, la conseguenza più comune alla dispersione di corrente elettrica è l’aumento dell’inefficienza dell’impianto domestico che si riflette su “bollette della luce” salatissime e perdita di potenza

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A causa delle dispersioni di corrente elettrica, si possono toccare cifre in bolletta considerevoli. A causa di un autoclave mal collegato, in un bimestre, sono arrivata a pagare ben 800 euro di bolletta e il mio contatore saltava continuamente! Se avessi agito ai primi segnali, di certo avrei risparmiato un bel po’ di quattrini.

Dispersione di corrente elettrica e salvavita

La dispersione di corrente elettrica è causata da un cattivo isolamento. Anche se il cosiddetto Salvavita dovrebbe prevenire le dispersioni di elettricità, ciò non è vero al 100%: il salvavita, meglio definito come “interruttore differenziale”, cessa l’erogazione del flusso di corrente elettrica se rileva una dispersione che sia superiore a una soglia prestabilita! Così, se la dispersione è costante ma non supera la soglia pre-impostata, il dispendio elettrico grava sul contatore e in bolletta ma non innesca alcuna interruzione, quindi non attiva il salvavita. Vi sono interruttori differenziali (salvavita) che si attivano con una minore o maggiore sensibilità alle dispersioni elettriche; comunemente, abbiamo salvavita con sensibilità di 10mA, 30mA, 300mA, 500mA…. La sensibilità del salvavita dovrebbe essere regolata in base agli ambienti: in bagno, dove acqua e umidità fanno da padrone, il salvavita dovrebbe essere regolato a una sensibilità di 10 milliampere. Nelle altre zone domestiche, la sensibilità del salvavita in ambiente domestico non può superare i 30 milliampere.

 

Rilevare una dispersione di corrente elettrica

Per trovare una dispersione di elettricità avete bisogno di un tester (in commercio se ne trovano di completi e pratici da usare per poche decine di euro) ma prima di comprarlo potete fare un semplice esperimento fai da te.

Controllate il contatore

Se, come capitò a me, anche voi avete un contatore che scatta in continuazione, dovete controllarne il display e vedere se vi rilascia il messaggio “Superato potenza massima” con la percentuale di picco rilevato. Se appare questo messaggio, vuol dire che l’impianto domestico ha visto un sovraccarico degli apparecchi collegati alla rete. Se gli elettrodomestici che usate sono quelli di sempre, tenete presente che, oltre alla possibilità della dispersione di corrente elettrica, qualcuno potrebbe letteralmente rubarvi l’elettricità.

Se il messaggio manca ed è il salvavita ad aver interrotto il flusso di energia, prima di riattivare l’impianto, staccate tutti gli elettrodomestici in corrente, anche quelli spenti che erano semplicemente in standby.

Riattivate la corrente e, se il salvavita scatta di nuovo, allora è necessario un tester. Se la il salvavita non salta, provate a ricollegare, uno a uno, gli elettrodomestici in corrente. Se salta durante questa procedura, controllate l’ultimo elettrodomestico collegato, dovrà essere riparato o sostituito.

Se avete dei dubbi Chiamateci Immediatamente al 329.2968667 

 

 

Perché scatta il magnetotermico ?

La causa del problema dell’intervento dell’interruttore magnetotermico può essere di non facile soluzione, per trovare il perché scatti la protezione occorre verificare il corretto funzionamento dei carichi.

L’interruttore di protezione dell’impianto domestico scatta se ci sono cortocircuiti, alle volte però il suo intervento può non essere repentino o non avvenire proprio; per evitare di restare fulminati o che gli elettrodomestici brucino è meglio verificare la sua funzionalità tramite l’apposita levetta.

 Quando scatta l’automatico sono sempre guai, il più delle volte è perché c’è qualcosa in cortocircuito, gli elettrodomestici collegati sono numerosi e per capire cosa lo abbia causato occorre staccarli tutti e collegarli uno alla volta.
L’interruttore magnetotermico non è da confondere con l’interruttore del contatore, quando salta quello esterno è perché si è superata la soglia di potenza massima; a dire il vero dovrebbe scattare anche per un cortocircuito ma data la distanza dall’abitazione il suo azionamento non avviene mai.
Se l’impianto è stato fatto a norma gli interruttori magnetotermici saranno più di uno, il magnetotermico per le luci è differente da quello per le prese a muro e ciò facilita chi sta cercando possibili cortocircuiti.
Se si collega un elettrodomestico alla presa e scatta il magnetotermico allora il colpevole sarà palese, se scatta l’interruttore di protezione e non si è messo in funzione alcun carico allora potrebbe essere andato in corto un elettrodomestico azionato con un temporizzatore o da un sensore.
Il frigorifero è un elettrodomestico che si mette in funzione quando lo decide la termocoppia, se avviene un cortocircuito quando si aziona il compressore allora il problema è lì.
Anche la lavatrice varia la potenza assorbita nel tempo, quando si accende passa sempre un po’ prima che consumi più energia; il riscaldamento dell’acqua avviene tramite resistenza elettrica e l’assorbimento è molto alto.
Per verificare che l’intervento del magnetotermico sia da imputare ad un elettrodomestico occorre staccarli tutti dalle prese e correre ad attivarlo nuovamente, se l’interruttore si arma allora l’impianto dovrebbe essere fuori dai guai.
Collegando uno ad uno gli elettrodomestici si può arrivare a capire quale causi il cortocircuito, se tutti gli elettrodomestici rimangono collegati ed assorbono corrente durante il loro utilizzo il problema potrebbe essere altrove.
Se gli elettrodomestici non sono la causa del cortocircuito allora l’imputato è l’impianto elettrico; se il consumo su una presa è notevole si va incontro ad un problema di surriscaldamento dei cavi, ilsurriscaldamento potrebbe verificarsi anche in una cassetta di derivazione.
Dopo aver tolto l’alimentazione all’abitazione dall’interruttore generale si possono aprire le cassette di derivazione e controllare che sia tutto normale, se si trova polvere è meglio toglierla perché potrebbe essere la causa di surriscaldamento.
I cavi devono essere collegati con gli appositi morsetti a norma e non devono essere lenti, i cavi non devono neanche essere troppo rigidi o di dimensioni differenti; se i colori dei fili sono allora l’impianto è stato fatto da qualcuno che si è dilettato con il fai da te.
Se i fili sono rigidi o saldati tra loro potrebbero andare in contatto durante il passaggio di corrente ed è quindi necessario chiamare un elettricista, se i cavi elettrici sono in buono stato allora ci si potrebbe imbattere in un rompicapo.
Se il problema non è dentro allora è fuori; molte abitazioni hanno le luci esterne o prese in giardino o in balcone, non sempre ci si ricorda di loro e l’acqua potrebbe aver invaso condotti ed ossidato contatti.